STORTA PAURA è il primo libro prodotto da S.O.F.A. APS – GIUNGLA, una raccolta di poesie e disegni selezionati dall’archivio personale di Josse Renda, curata da Irene Panzani, con contributi di Luca Gerry Conte, il cui racconto risuona tra la Giungla bucolica e le opere attuali di Josse, e Pau Masclans Pazos, la cui riflessione accompagna il libro sotto forma di segnalibro e grattacapo. La pubblicazione nasce dal desiderio di riorganizzare e valorizzare un vasto materiale disseminato tra quaderni, agende e taccuini, offrendo uno sguardo completo sulla produzione poetica e artistica dell’autore negli ultimi anni.
Il libro unisce testi originali e disegni, mantenendo la spontaneità e la gestualità del lavoro di Josse, che trasforma in poesia ogni gesto e ogni elemento del mondo che lo circonda. La sua scrittura si muove tra sogno e realtà, memoria e immaginazione. Come osserva Irene Panzani:
«Quasi senza che ce ne accorgessimo il poeta ha lasciato la vasta
e rumorosa scena del mondo», scrive Milan Kundera nella prefazione
de La vita è altrove. Il titolo, preso in prestito da Rimbaud, è una trovata
dell’editore, ma lui avrebbe voluto chiamarlo L’età lirica, attribuendo questo
periodo alla giovinezza. Giovinezza va a braccetto con poesia, lirismo.
E Josse Renda in Storta Paura, come in generale nella sua pratica artistica,
riattiva continuamente il suo essere creatore di mondi, di storie, di colori
e gesti. Ecco, è proprio la gestualità, le sue mani, il suo corpo che sembrano
essere tutt’uno coi materiali che tocca, che siano inchiostro, argilla, tessuto,
tempera, terra, metallo. Come un alchimista si approccia al mondo e ai suoi
elementi, come un poeta ne descrive sensibilmente il movimento interno
ed esterno, elenca, sottrae, evoca e si interroga su di sé, sulla condizione
dell’umano che è in questo vasto e rumoroso mondo che abita.
E allora forse una speranza nella poesia, in questa voce lirica che domanda
al mondo di esistere, c’è.
L’autore racconta così il processo di raccolta e trascrizione dei materiali:
«Poi in sogno, la visione per questo insieme di parole, per mettere un punto
ho sognato di riprendere tutto quello che avevo scritto, i quaderni a quadri,
i fogli gialli, quelli ripiegati in sei parti, quadernetti, agende, fogli di lavoro,
scritte incastrate tra i disegni, le ho trascritte, ho tagliato poco o nulla,
ho messo da parte un po’ di vergogna, il disfacimento ha alla fine una sua grazia,
come l’incoerenza delle volte, questo è, sembrano dirmi alla fine, e,
non far finta d’altro, queste parole nate lì, ed in questi mesi ritornate qui in
gesti, soste, pitture, le avevo dimenticate come certe volte dimentico parole
dentro di me, o le metto a tacere, erano scritte nei fogli, sul corpo, ma anche
tra le mani, erano nelle pitture, nei cocci di terracotta ed in quelli di argilla,
ed ancora nell’armadio, nel cassetto anche quelli come diari.»
Come procurarsi il libro?
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