La trama è ciò che unisce il libro al tessuto. Entrambi sono superfici scritte, costruite per stratificazione, attraversate da gesti ripetuti e da saperi tramandati.
Nella storia, la produzione tessile e quella libraria hanno condiviso tecniche, metafore e strutture: dal telaio Jacquard, antesignano del computer, alle pagine cucite, dai pattern decorativi alle architetture del testo.
Come scriveva Voltaire, le “manifatture dello spirito umano” possono essere sequestrate come stoffe proibite: idee e tessuti viaggiano insieme, si diffondono, vengono controllati, tramandati.
Nell’industria tessile, la trama è il filo che attraversa l’ordito. Nella letteratura, è l’intreccio degli eventi. In politica, può diventare manovra nascosta, macchinazione.
GIUNGLA 2026 abita questo spazio ambiguo.
Tra Biblioteca Statale, Museo della Cattedrale e città, il festival segue i fili che uniscono la cultura del libro e quella del tessuto: due tecnologie della memoria costruite attraverso pazienza, ripetizione e intreccio. Fili di seta, fili di parole, fili di immagini.
Le mostre e gli incontri raccolti sotto il segno della trama esplorano superfici che trattengono il tempo, archivi che producono finzioni plausibili, racconti che illuminano il reale e altri che lo deformano. Perché ogni trama è una costruzione: può custodire una verità, trasmettere un sapere, inventare un mondo o ordire un inganno.
Seguire una trama significa sempre entrare in una storia. E accettare il rischio di perdersi nei suoi fili.
Le opere e gli incontri di questa edizione attraversano superfici che conservano tracce, archivi che generano mondi possibili, pattern che trasmettono saperi, narrazioni che rendono visibile ciò che non lo è ancora. E interrogano una domanda semplice: chi tesse la trama?
Il patrimonio non appare allora come qualcosa di immobile, ma come un intreccio continuamente riscritto, dove storia e immaginazione, documento e invenzione, convivono nello stesso disegno.